Storia di Lucca
Le origini di Lucca e l'epoca preromana
La ricostruzione delle origini di Lucca è ancora oggi oggetto di controversie storiche. Il linguista Augusto Mancini attribuisce ai liguri la nascita del primo insediamento. Secondo Augusto Mancini, infatti, il toponimo di Lucca deriverebbe dalla parola celto-ligure “Luk”, che significa “palude, luogo paludoso”. Altri studiosi come l'archeologo Michelangelo Zecchini, basandosi sulle più recenti scoperte archeologiche, attribuiscono invece agli etruschi la nascita di Lucca.
Epoca romana
Nel 180 a.C. Lucca diventa colonia romana. Fu a Lucca che nel 56 a.C.Cesare, Pompeo e Crasso si incontrarono e rinnovarono il patto di governo chiamato primo triumvirato, precedentemente stipulato nel 60.
Con la promulgazione della Lex Iulia Municipalis, Lucca, nel 89 a.C., fu elevata al rango di Municipium. Sulle vicende storiche di questa prima fase del Municipium lucchese si conosce poco, a causa dei pochissimi documenti arrivati integri fino ai giorni nostri. Tra i pochi documenti troviamo una lettera che Cicerone scrive a Bruto, in cui viene citato il nome di Lucca: Lucius Castronius Paetus longe princeps municipii lucensis. (Cicerone, Epistula Ad Familiares, 13 13).
Dopo essere stata conquistata dagli Ostrogoti (493) e poi dai Bizantini (552), tra il 568 e il 584 i Longobardi giunsero a Lucca. Ebbero inizio saccheggi e devastazioni, ma progressivamente si ebbe un avvicinamento tra i nuovi conquistatori e la popolazione autoctona, grazie alla profonda religiosità mostrata dai Longobardi e dalla concessione di una condizione giuridica ai lucchesi nella nuova organizzazione politica decretata dai re longobardi Autari e Agilulfo. Venne così fondato il Ducato di Lucca, archetipo della moderna Toscana, comprendente anche Firenze (all'epoca una città molto piccola e senza vie di comunicazione). Successivamente Autari riorganizzò la Toscana costituendo tre ducati: il Ducato di Lucca, il Ducato di Firenze e il Ducato di Pisa. Quello di Lucca divenne sede abituale del re e importante nodo viario con la costruzione della via francigena.
Nel 990 termina il dominio Longobardo e Lucca passa sotto i Franchi. Con l'avvento del Sacro Romano Impero Firenze diviene la nuova capitale del Marchesato.
Con la morte della Marchesa di Toscana Matilde di Canossa (1115), Lucca - città di mercanti e di banchieri- comincia a muovere i primi passi verso l'indipendenza.
Il neonato comune di Lucca assume un nuovo ordinamento, e la città viene divisa nei cinque parti che prendono nome dalle Porte cui fanno capo: Santi Gervasio e Protasio, San Donato, San Paolino, Santa Maria e Porta di Borgo. La città era retta da due Consoli e da un Consiglio Generale che era solito riunirsi nel "Parlascio" (l'ex-anfiteatro).
Nel 1317 un'insurrezione popolare caccia Uguccione della Faggiuola ed il popolo elegge Castruccio Castracani degli Antelminelli Capitano Generale e successivamente, Duca di Lucca, Pisa, Pistoia, Luni e Volterra.
Castruccio sconfigge l'esercito di Firenze nella battaglia di Altopascio (1325) inseguendo gli sconfitti fiorentini sino sotto le mura della città, dove il condottiero dà ordine che siano corsi e introdotti, in segno di spregio,ben tre palii, ossia rispettivamente : per "li ciuchi, li omini a piedi e le meretrici".
XI-XIV secolo
Con la morte di Castruccio Castracani (1328 per Lucca inizia un periodo di decadenza che porterà la città passare di mano tra milanesi, genovesi, fiorentini ed infine pisani.
Lucca convince l'imperatore Carlo IV, dietro pagamento di un tributo di 300.000 fiorini, ad emettere un atto per la liberazione della città. L'imperatore, di passaggio in Italia scende a Lucca e il 6 aprile 1369 (domenica in Albis) firma l'atto di liberazione che consente ai cittadini di ricostituire la Repubblica.
Il periodo Guinigi
Paolo Guinigi venne eletto signore di Lucca il 21 novembre 1400 dopo numerosi scontri e vendette trasversali, tra la casata dei Guinigi (sostenuta dal popolo) e quella dei Forteguerra (appoggiati dai grossi mercanti).
Abolì il Consiglio Maggiore e istituì un Consiglio di Stato che aveva il compito di assisterlo politicamente, inoltre si ebbe una spinta propulsiva del commercio della seta e dell’industria bancaria.
Il suo potere aumentò notevolmente grazie ai suoi matrimoni combinati. La più famosa moglie è senz'altro Ilaria del Carretto che sposò nel 1403. Alla sua morte fece costruire intorno al 1406 da Jacopo della Quercia il celebre sarcofago marmoreo, ora conservato nel Duomo.
Oltre che interna si ebbe un periodo di pace esterna grazie alla sua politica estera ambigua. Giurò fedeltà a tutti e tre i papi nominati prima di Martino V e li accolse durante le loro visite in città. Strinse rapporti con l'Imperatore Sigismondo che lo confermò nel 1413 Vicario Imperiale in Lucca legittimando così la sua signoria.
La situazione sfociò nel 1429 nell’ assedio e nel saccheggio da parte di Firenze della città che tuttavia, grazie al capitano Francesco Sforza, non cadde sotto il dominio fiorentino.
Nel 1418, a seguito della guerra tra Milano e Venezia, ci fu un ribaltamento delle alleanze a livello generale. Firenze indusse Braccio Fortebraccio da Montone ad invadere e saccheggiare la città. Paolo non riuscì a resistere e per scacciare l'invasore dovette pagare un cifra esorbitante. La pace del 1425 tra Firenze, alleata di Venezia, e Milano, lasciò armati i fiorentini che si rivolsero contro Lucca, perché il figlio di Paolo Guinigi, Ladislao Guinigi, aveva aiutato Filippo Maria Sforza. I fiorentini guidati dal condottiero Niccolò Piccinino devastarono il contado lucchese e giunsero ad assediare le mura. La città si salvo solamente il 28 febbraio 1429 grazie all'intervento di Francesco Sforza.
Questi fatti crebbero il malcontento e sfociò in una congiura ordita da Pietro Cenami e Lorenzo Buonvisi lo depose nella notte tra 15 e 16 agosto 1430. Gli Anziani dettero l'annuncio di una rivolta popolare che aveva travolto il loro Signore. In realtà si trovava in carcere a Pavia dove morì due anni dopo.
Nel frattempo, andò crescendo l'attività bancaria cittadina, sostenuta anche dalla presenza ebraica: nel 1431 Angelo di Gaio, un ebreo di origine forlivese, ottenne il permesso di stabilirsi in Lucca e di aprire un banco.
Nel 1446 vennero pubblicati nuovi statuti con innovazioni riguardo all’ istruzione pubblica e venne deciso di non fondare l’università perché sarebbe costata troppo.
Nella seconda metà del Quattrocento, Lucca sarà coinvolta in numerose guerre di confine e inizia il suo periodo di decadenza.
Epoca contemporanea
Il 23 giugno 1805 su richiesta del senato di Lucca, viene costituito il Principato di Lucca e Piombino, assegnato alla sorella di Napoleone Bonaparte Elisa Bonaparte ed al marito Felice Baciocchi.
Nel congresso di Vienna venne deciso di creare il ducato di Lucca. Il 10 maggio 1815 subentra, come reggente, Maria Luisa di Borbone-Spagna, alla quale succedette Carlo Ludovico di Borbone 1824-1847. Nel 1847 il figlio di Maria Luisa, Carlo Ludovico, cede la città al granducato di Toscana.
Dante Alighieri incluse molte riferimenti alle grandi famiglie feudali che ebbero una grande giurisdizione con poteri amministrativi ed giudiziali. Dante Alighieri stesso spese molti dei suoi anni in esilio a Lucca.
Il 24 novembre 2006 ha ospitato il vertice bilaterale Italia-Francia alla presenza del Presidente del Consiglio Prodi e del Presidente della Repubblica Francese Chirac.
Lucca e le sue leggende
Lucida Mansi
Vissuta nella Lucca del 1600, è descritta giovane, ricca, incredibilmente bella, elegantissima e assetata d'amore. Perdutamente innammorata di sè, aveva fatto installare in casa sua una miriade di specchi, per ammirarsi vestita solo delle sue grazie. Addirittura aveva perfino nascosto un piccolo specchio nel libro delle Sacre Letture, per potersi guardare durante la messa.
Quando, a furia di guardarsi, si rese conto che comparivano le prime rughe ed i primi capelli bianchi, non esitò a stringere un patto con il diavolo: la sua anima per trent'anni di giovinezza. Giunta al termine dei trent'anni venne il momento di onorare il patto ed in una notte dei tempesta, si dice, che ella scomparve, e nella sua casa fu trovata una buca così profonda che non fu possibile chiudere.
Adesso la leggenda vuole che nelle notti di luna piena, Lucida apparirebbe nel laghetto del Giardino Botanico, a bordo di un cocchio infuocato, apparizione preceduta da grida e lamenti di dolore, e che ogni tanto sia possibile vedere il suo volto rispecchiato nel laghetto del giardino.
I Mansi appartennero ad una famiglia molto conosciuta ed apprezzata in Europa per il commercio delle sete già prima del sec. XVI, quando operavano a stretto contatto con altre famiglie nobili lucchesi come i Buonvisi, gli Arnolfini ed i Cenami. Proprio dai Cenami, i Mansi acquistarono nel 1600, quella che poi sarebbe diventata la loro residenza estiva nella campagna lucchese: VILLA MANSI.
Il Volto Santo
Assieme ai tanti ex voto al Volto Santo, ne è presente uno assai singolare. Si tratta di un trofeo di guerra, costituito da un insieme di crini di cavallo intrecciati insieme e montato su una asta di una bandiera strappata ai turchi durante la battaglia tenutasi il 5 Agosto 1716 nella città serba di Petervaradino. Il conte Stefano Orsetti al suo ritorno in patria l'offrì al Volto Santo, così come è riportato nella lapide posta accanto. Adesso riposa in S. Francesco vicino a Castruccio Castracani.
La Mannaia
Di fronte alla Cappella del Volto Santo, nella colonna di destra, si nota la mannaia "che non offendè un innocente". Poco sotto una lapide in marmo ricorda il miracolo, uno dei tanti, effettuato dal Volto Santo, e dice: "fermati un momento ed ammirail prodigio. lanno del signore 1334 giovanni di lorenzo arrasimplorato con preghieraaiuto questa santa crocela mannaia sollevata per sua mortelo conserva in vita e ne fa paleseinnocenza: poichera stato falsamente accusato omicidio gola prontamente sottopose al ferro ben tre volte si rende molle salvarlo. va impara che nessuna piefficace dellinnocenza ottenere prodigi."
Tutto ciò deriva dal fatto che un viandante si fermasse per rendere soccorso ad un uomo gravemente ferito. I vicini, accorsi alle grida dell'uomo, non vedendo l'omicida, cominciarono a mormorare, che doveva essere stato proprio lui, il soccorritore, tale Giovanni di Lorenzo di Arras, ad aver compiuto l'orrendo misfatto. Catturato, imprigionato, condannato alla pena di morte, egli disperato si rivolse con ardenti preghiere a Dio, fino a che, una notte, gli apparve in sogno il Volto Santo, dicendogli che non aveva nulla da temere, che lo avrebbe protetto Lui. Svegliatosi tutto contento e felice, aspettava da un momento all'atro l'ora della libertà. Fatto sta che invece dell'ora della liberta, scoccò l'ora di andare al patibolo, di fronte al boia, con tutto il pubblico che gridava e acclamava, il primo tentativo, il secondo, fallito anche il terzo, così come era usanza, il boia lo liberò, gridando al miracolo.
Adesso a 650 anni di distanza la mannaia è conservata nella cattedrale a ricordo perenne di quanto avvenne quel giorno.
Le misure regolamentari dei tessitori lucchesi
All'inizio di via Fillungo si trova la Chiesa di S. Cristorforo, di cui è nota l'esistenza già dall'anno 1000. Nel sec. XIII la Chiesa fu sede dell'Università dei Mercanti, e fu in questa occasione che furono apposte, alla destra della porta principale, due sbarre di ferro di cm. 45 e cm. 86, che indicano la lunghezza regolamentare di "tempiali" e dei "pettini" per i telai, cioè degli strumenti utilizzati per tenere separati i fili dell'ordito (o trama) e per stendere la stoffa sul telaio. (segue speciale sulle sete lucchesi) sul pilastro che sorregge il campanile della Chiesa di San Martino si trova una scultura che rappresenta un labirinto, che accanto a se ha la seguente iscrizione: "Questo è il labirinto che il cretese Dedalo costruì e dal quale nessuno, entratovi, potè uscirne; all'infuori di Teseo aiutato, per amore, dal filo di Arianna".
Ora, sembra chiaro, che il contenuto dell'iscrizione fa riferimento alla materia religiosa, dove il labirinto di Creta fu eretto quale simbolo cristiano, e che non è possibile uscire dal peccato se non con l'aiuto dell'amore, così come fu per Teseo aiutato dall'amore di Arianna. Voci dicono anche che in presenza del labirinto fossero portati i condannati a morte, e che se fossero stati in grado di risolverlo al primo tentativo avrebbero avuto salva la vita.........
L'ultima ghigliottina in Italia
Lucca, 29 Luglio 1845 In quel giorno, poco dopo le otto, la città era scossa dal suono ritmico dei tamburi dei soldati borbonici, che accompagnavano, dal carcere di San Giorgio verso il prato di porta San Donato, cinque condannati a morte. Tra la folla dei molti pervenuti, anche da Pisa e da Pescia, grande fu lo stupore e molti gli svenimenti ed i malori, al vedere i corpi dei cinque precipitare sotto il palco e le cinque teste in un paniere. Furono quelle le ultime esecuzioni capitali con uso della ghigliottina in Italia, che posero fine alla banda che aveva creato scompigli nella lucchesia, commettendo furti violenti ed in alcuni casi sacrileghi.
Santa Zita
Nata nel 1218, la piccola Zita fu, sin dall'età di 12 anni, domestica in casa Fatinelli. Solennemente proclamata protettrice delle lavoratrici domestiche, la sua festa si celebra il 27 di Aprile. Santa Zita è conosciuta per i suoi numerosi miracoli, operati a favore dei poveri e dei deboli. Per recarsi alla chiesa di San Frediano, Zita passava per la porta che affaccia su via San Frediano, più vicina al palazzo dei Fatinelli, quando un giorno si imbattè in un povero che batteva i denti per il freddo. Senza esitare, rientrata a palazzo prese il primo mantello che le capitò a portata di mano. Il padrone non si accorse di nulla, poichè l'Angelo Custode attese Zita a quella stessa porta, per restituirglielo.
Da allora, quell'ingresso alla chiesa di San Frediano è conosciuto come "Porta dell'Angelo", ed il miracolo è ricordato nella vetrata posta sopra la porta. Altro miracolo per il quale è ricordata Santa Zita è quello relativo ai legumi. Il padrone della casa teneva diversi cassoni pieni di legumi nelle soffitte del palazzo. Zita, a poco a poco, all'insaputa del padrone, li distribuì ai poveri, fino a esaurirne le scorte. Ma successe, un giorno, che il padrone fosse raggiante per l'avvenuta vendita di tutti i legumi, che sarebbero stati prelevati l'indomani dagli acquirenti. Zita, presa dallo sconforto e dalla disperazione, pregò tutta la notte, per avere consiglio, e quando il giorno dopo arrivarono gli acquirenti, non solo trovarono tutti i cassoni pieni, ma addirittura 50 chili in più.
Adesso il corpo di Santa Zita riposa nella chiesa di San Frediano, ed è possibile osservarLa attraverso una teca di vetro.
I personaggi illustri
Giacomo Puccini
Giacomo Puccini nacque a Lucca nel 1858 da una famiglia di musicisti da cinque generazioni e morì a Bruxelles nel 1924. Fin da piccolo dimostrò di possedere un grande talento musicale; la madre, desiderosa di continuare le tradizioni familiari, lo fece studiare presso l'istituto musicaledi Lucca. All'età di diciotto anni presentò la cantata Juno in un concorso lucchese;non vinse il premio ma ottenne l'esecuzione del lavoro, che gli stimolò la propria ambizione.Sotto l'influenza dell'Aida di Verdi, rivolse il suo interesse alle tradizioni operistiche italiane. Con l'aiuto finanziario dei familiari e grazie ad una borsa di studio della Regina Margherita, si iscrisse al Conservatorio di Milano, dove dal 1880 al 1883 studiò con Antonio Bazzini e Amilcare Ponchielli. Quest'ultimo presentò il giovane compositore allo scrittore Ferdinando Fontana il quale si occupò di scrivere il libretto per la prima opera di Puccini: Le Villi. Presentata ad un concorso, l'opera, al pari di Juno, non riuscì a vincere il premio, ma si guadagnò il favore del pubblico quando venne rappresentata a Milano nel 1884.Questo successo indusse l'editore Ricordi a commissionargli una nuova opera, che il compositore scrisse cinque anni dopo chiamandola: l'Edgar; non ebbe però un particolare successo.Fu con Manon Lescaut del 1893 e la Bohéme del 1896, la terza e la quarta opera di Puccini, entrambe rappresentate per la prima volta a Torino, che trovò la fama e la fortuna. Le due opere successive, la Tosca del 1900 e Madama Butterfly del 1904, furono accolte con minore entusiasmo alla prima esecuzione. I critici che avevano condannato la Tosca vennero però in seguito smentiti dal pubblico, e dopo la revisione nelle settimane successive alla prima alla Scala, anche Madama Butterfly ottenne un grande successo.Con queste due opere, notevoli per qualità melodica e intensità drammatica, il compositore fu da tutti considerato come l'erede di Verdi.A differenza di Verdi, Puccini non fu innovatore dal punto di vista musicale e drammatico, ma continuò ugualmente a riscuotere straordinari successi a livello internazionale.L'opera successiva, la Fanciulla del West, fu scritta per il Metropolitan di New York, dove venne rappresentata nel 1910 per la prima volta.Seguirono La rondine del 1917, il Trittico del 1918 ed infine Turandot il cui ultimo atto fu completato da Franco Alfano dopo la morte del compositore avvenuta a Bruxelles nel 1924. La prima di Turandot fu eseguita alla Scala di Milano nel 1926.Le doti di Puccini furono soprattutto drammatice. Possedeva una grande sensibilità teatrale, un gusto eccezionale per il colore timbrico strumentale e un senso melodico molto sviluppato.Le sue opere, come quelle di Verdi, rappresentano per tutto il mondo, la tradizione operistica italiana.
Lorenzo Nottolini
Lorenzo Nottolini nasce a Segromigno in Lucca il 6 maggio 1787 e si segnala subito per la vivacità della sua intelligenza, tanto da meritare, all'età di sedici anni, una borsa di studio.Non ancora ventenne inizia il suo apprendistato nello studio dell'architetto Giovanni Lazzarini, che è incaricato da Elisa Baciocchi di ridisegnare la struttura urbana davanti al Palazzo Ducale; inizia così a fare pratica di rilievo architettonico e di progettazione per affrontare poi, nel 1810, gli esami per l'esercizio dell'agrimensura. Le sue doti non passano inosservate tanto che, alla fine del 1811, il principe Felice Baciocchi gli assegna una borsa di studio, che viene poi rinnovata più volte, perché possa perfezionarsi a Firenze negli studi di architettura. Negli anni che seguono il Nottolini soggiorna in diverse città oltre che nel capoluogo toscano: a Bologna, a Milano e, soprattutto, a Roma dove gli vengono affidati numerosi incarichi professionali.Ritornato a Lucca nel 1818, dopo che Maria Luisa di Borbone, a seguito del Congresso di Vienna, è subentrata ad Elisa Baciocchi, il Nottolini è nominato "Architetto Regio della Casa e Corte", nonché membro del "Consiglio delle Acque, Strade e Macchie". Da quel momento inizia e progetta numerosi lavori, tra i quali il restauro del Palazzo Ducale, quello del Reale Istituto di Maria Luisa (attuale sede della Manifattura Tabacchi), la trasformazione di Palazzo Lucchesini in modo che possa accogliere il Liceo, la copertura dei fossi per creare una strada (l'attuale Corso Garibaldi) più comoda per recarsi a Palazzo, la costruzione dell'osservatorio astronomico per la Villa Reale di Marlia, il prolungamento del molo di Viareggio.Negli anni successivi il Nottolini intensifica ulteriormente la sua attività, non di rado anche per incarico di privati cittadini, in un ambito territoriale assai vasto. In particolare a partire dal 1822 inizia i lavori per l'acquedotto che si protraggono per circa un decennio e per la Cappella Orsetti; nel 1827 costruisce il nuovo anfiteatro in legno per la corsa dei cavalli nel cosiddetto Prato del Marchese e la nuova chiesa del Convento dell'Angelo. Tre anni dopo inizia i lavori con la Commissione Ducale per il recupero dell'Anfiteatro Romano e contemporaneamente cura la costruzione delle fontane cittadine, a partire da quella di Piazza Antelminelli e di Piazza S. Salvatore, la progettazione di alcuni ponti e alcuni restauri, come quello del Casino di caccia del principe Carlo Lodovico a Pieve S. Stefano e quello della chiesa di S. Alessandro. Nel pieno di questa attività Lorenzo Nottolini muore nel 1851 per un colpo apoplettico.
Castruccio Castracani degli Antelminelli
Uomo d'arme nacque a Lucca nel 1281 e morì nel 1328. Parteggiò per i Ghibellini e, dopo essere stato proscritto dai Guelfi, tornò a Lucca con l'aiuto di Uguccione della Faggiola (1314). Riuscì a farsi proclamare signore della città e tentò di unire la Toscana in un unico Stato.Dopo aver sottomesse le altre città ghibelline, attaccò Firenze che vinse nella battaglia di Altopascio (22 settembre 1325). Riuscì a farsi proclamare duca di Toscana dell'imperatore Lodovico il Bavaro, alla testa delle cui truppe occupò Pisa. Fu però scomunicato da Giovanni XXII. Morì di sincope dopo essere riuscito a domare una rivolta di Pistoia. Ispirò a Niccolò Machiavelli la Vita di Castruccio Castracani da Lucca. Castruccio esiliato da Lucca nel 1300 per motivi politici (apparteneva infatti alla parte ghibellina) visse a lungo in Inghilterra dove divenne celebre per la sua capacità nell'uso delle armi che gli valsero la vittoria in svariati tornei riuscendo ad accattivargli le simpatie del Re Edoardo II.In seguito all'aver ucciso un nobile di corte per motivi di onore, dovette fuggire in Francia ove si mise al servizio del Re Filippo il Bello distinguendosi come comandante della cavalleria, nella battaglia di Arras e nella difesa di Thérouanne (Guerra di Fiandra).Dopo alcuni anni (1304) rientrò in Italia ove combattè nelle armate ghibelline fino ad aggregarsi (1314) alle truppe ghibelline di Uguccione della Faggiola assieme al quale prese parte alla presa (e successivo sacco) di Lucca che vedeva l'abbattimento della parte Guelfa cittadina. Successivamente partecipò, come comandante di una parte dell'esercito alla grande battaglia di Montecatini (1315) dove risultò il principale artefice della vittoria sulla Lega Guelfa.Le sue vittorie gli causarono l'invidia di Uguccione che vide in lui un probabile concorrente per la signoria, e quindi lo fece imprigionare in attesa di giustiziarlo, ma a seguito di una rivolta Castruccio fu liberato ed acclamato Capitano Generale e difensore della città dal popolo in festa. Dalla carica di Capitano Generale a quella di Console a vita e quindi di Signore della Città il passo fu breve e contornato di clamorosi successi che lo videro arbitro dell'intera politica del medioevo toscano.Con lui i ghibellini presero sempre più forza al punto che Firenze fu costretta a combattere svariate guerre contro il Signore di Lucca che, con grande abilità politica e bellica, riusci sempre a tenerla in scacco arrivando a conquistare vaste aree della Toscana e della Liguria e ad infliggergli, nel 1325, una sonora disfatta nella battaglia di Altopascio (celebrata in Lucca da un trionfo "alla romana") che vide la completa distruzione dell'esercito fiorentino.Mentre stava per cingere d'assedio Firenze e sferrarle l'attacco decisivo venne costretto, a desistere dalla chiamata a Roma per partecipare all'incoronazione dell'lmperatore Ludovico il Bavaro, suo grande amico e valido alleato. Il soggiorno romano fu per lui ricco di soddisfazioni: dopo la nomina a Legato Imperiale per I'Italia ebbe il riconoscimento del popolo tutto, che in lui vedeva il personaggio più temuto ed obbedito del momento. Ma mentre era a Roma ricevette notizia dell'insurrezione di Pistoia. Chiesta l'autorizzazione al Bavaro, Castruccio partì con pochi fidatissimi cavalieri e con un galoppo sfrenato raggiunse Pisa dove lo attendeva il suo speciale corpo di 2000 balestrieri a capo dei quali si precipitò sotto le mura di Pistoia ricongiungendosi con l'esercito lucchese accampatosi per l'assedio, ed in poco tempo riusci a reimpossessarsi della città. Ma la sua stella era ormai al tramonto e mentre stava preparandosi per lo scontro definitivo con Firenze, venne colpito da forti febbre malariche contratte durante la campagna di Pistoia, che in pochi giorni lo portarono a morte.
Castruccio spirò il 3 settembre 1328 nella fortezza dell'Augusta (da lui ordinata a Giotto per la sua residenza in Lucca). Cosi scompariva dal mondo quella che può considerarsi la figura più grande della storia italiana della prima metà del trecento che ispirò al Machiavelli la sua opera "Il Principe".
Luigi Boccherini
Violoncellista e compositore, nacque a Lucca nel 1743 e morì a Madrid nel 1805. Grande compositore di musica da camera: studiò composizione a Roma nel 1754, poi passò a Parigi nel 1768e di qui, incoraggiato dall'ambasciatore spagnolo, andò a Madrid, dove trovò un protettore nelfratello del re Carlo III, l'Infante Don Luigi. Ma questi dopo poco morì, e Boccherini dovette rassegnarsi a vivere miseramente, con gli scarsi sussidi che gli inviava Federico II, re di Prussia, in cambio della musica che egli gli inviava.Riuscì in seguito a trovare un secondo protettore in Luciano Bonaparte, ambasciatore a Madrid, ma, quando questi tornò in Francia, Boccherini malato di petto non poté seguirlo e ricadde nella più nera miseria, sino ai suoi ultimi giorni.Fu uno dei grandi esponenti della musica per archi italiana, compose una innumerevole quantità di opere sinfoniche, strumentali e corali. A lui, oltre che a Haydn, va la fama di aver iniziato la composizione di quartetti. Ha lasciato circa quattromila opere, fra cui famosi il Concerto per violoncello e orchestra e il Minuetto il la maggiore.
Alfredo Catalani
Musicista e compositore, nacque a Lucca nel 1854 e morì a Milano nel 1893. Avviato agli studi classici, presto li abbandonò per dedicarsi completamente alla musica che studiò dapprima a Lucca, dove vinse un premio di contrappunto e composizione, poi al Conservatorio di Parigi e in quello di Milano. Qui, dopo una vita piuttosto stentata, nel 1886, alla morte di Ponchielli, ebbe l'incarico d'insegnare alta composizione.Delle opere di Alfredo Catalani possiamo elencare: La Falce (1875), Elda (1880) che poi venne rifatta col nome di Loreley nel 1890, Dejanice (1883), Edmea (1886).
Antonio Mordini
Nacque a Barga il 1 Giugno del 1819. Fu il pro-dittatore di Garibaldi in Sicilia.
Era avvocato a Firenze e aveva la passione per la politica. Si oppose al Governo Granducale e, nel 1848, dovette darsi alla fuga per sfuggire le conseguenze di una dimostrazione che egli, in Firenze, aveva capitanato.Era capitano della Guardia Civica e avendo mantenuto questo grado militò nella legione padovana. In seguito passò a far parte dello Stato Maggiore del Generale g. Pepe. Antonio Mordini aveva però un carattere irrequieto, e qui fu arrestato ed espulso.
Tornato in Toscana, è di nuovo a capo del movimento popolare che portò al potere il Governo provvisorio Guerrazzi, Mazzoni e Montanelli, ed ebbe il portafoglio degli affari esteri con l'incarico di reggere anche il Ministero della Guerra.
Tornato il Granduca, egli dovette emigrare, prima in Corsica, poi a Genova, mentre i giudici fiorentini lo condannavano all'ergastolo in contumacia. Mordini non si dette pensiero del processo e della condanna; visse ancora a contatto, nel Piemonte e nella Liguria, con uomini di idee avanzate. Fu invitato a lasciare il regno sardo e rimanere confinato a San Remo.
Qui restò fino al 1859.
Fu vicino a Garibaldi, dopo lo sbarco a Marsala, e fu eletto presidente del Tribunale di guerra col grado di Colonnello.
Mordini divenne pro-dittatore della Sicilia, presentato dal generale Garibaldi stesso al popolo plaudente. Missione delicata che Antonio Mordini, seppe assolvere con intelligenza tanto da preparare il plebiscito del 21 Ottobre 1860.
Divenne in quel periodo Ministro dei lavori pubblici con Vittorio Emanuele II.
Fu deputato di vari collegi, fra i quali Borgo a Mozzano, Palermo e Lucca e sedette, come rappresentante del popolo, 14 volte in Parlamento.
Il governo riuscì a fargli accettare la prefettura di Napoli, nonostante il momento difficile per la morte della moglie diletta, Amalia Cecchini.
Umberto I lo nominò Senatore del Regno nel 1896.
Morì a Montecatini il 15 Luglio 1902.
Francesco Carrara
Francesco Carrara nacque a Lucca il 18 Settembre 1805. Figlio unico di una famiglia borghese piuttosto agiata (il padre ingegnere), compì gli studi con maestri privati, tra i quali il noto commercialista genovese Gaetano Marrè.
Frequentò in seguito il liceo universitario lucchese, dove l'avvocato Gaetano Pieri lo guidò per primo agli studi penalistici sulle orme di Giovanni Carmignani.
Conseguì la laurea il I° Novembre 1827 e svolse a Firenze la pratica di avvocatura, ottenendo l'abilitazione nel Dicembre 1831.
Si dedicò quindi a Lucca a un'intensa attività professionale, che si concentrò sempre di più sulle materie criminalistiche e che gli guadagnò ben presto un'autorità indiscussa tra i penalisti.
Col passare del tempo numerose opere confermavano ormai la sua celebrità.Fin dai primi anni Francesco Carrara basò i suoi ideali di avvocatura, in una decisa battaglia civile per la riforma degli ordinamenti penali e processuali e per l'abolizione della pena di morte.
Nonostante i suoi sforzi per combattere la pena di morte, nel 1845 il Carrara difese cinque imputati, che non sfuggirono alla pena capitale, gettandolo per un momento nel più grande sconforto. L'episodio tuttavia servì a rafforzare i legami col Carmignani, cui si era rivolto per un appoggio. Da quel momento la campagna abolizionista del Carrara si intensificò e segnò la sua attività nelle commissioni per il nuovo codice penale del Regno d'Italia.
Così a partire dal 1864, fece tradurre e stampare a Lucca i maggiori scritti stranieri sulla pena di morte; sollecitò a più riprese "l'aiuto dei nostri fratelli di Europa"; incoraggiò le accademie scientifiche e i professori influenti delle università; appoggiò e orientò magistrati e parlamentari; mantenne relazioni strette con giuristi e politici in prima fila all'azione riformatrice.
Nel 1831 frequentò a Lucca un circolo giovanile d'orientamento mazziniano. Nel 1847 prese parte ai moti che provocarono la partenza di Carlo Ludovico e l'annessione di Lucca al granducato toscano. Si collocò tuttavia nell'area dei liberali moderati negando di appartenere ad alcun partito, ed assunse la carica di colonnello della Guardia nazionale di Capannori.
Iniziò la strada dell'insegnamento sulla cattedra di diritto penale nel liceo universitario lucchese alla fine del 1848. Nel 1859 il governo provvisorio, costituito a Firenze dopo l'insurrezione antilorenese, aveva posto mano ad una riorganizzazione delle università toscane, colpite dai provvedimenti repressivi del granduca nel 1851. Il Carrara fu chiamato a ricoprire la cattedra pisana di diritto penale. Lo stesso anno diede inizio alla stampa dei suoi lavori, pubblicando a Lucca il primo volume intitolato "Programma del corso di diritto criminale", completato poi soltanto nel 1870 con il nono volume e destinato a continui ritocchi e ampliamenti nelle sette edizioni curate dallo stesso autore. Parallelamente alla pubblicazione dei vari volumi dell'opera sopracitata, il Carrara pubblicò una serie di saggi scientifici, destinati a preparare o ad approfondire gli argomenti trattati nell'opera maggiore.
Dopo l'Unità Francesco Carrara fu per tre volte deputato al Parlamento: nel 1863 per il collegio di Capannori; nel 1865 per quello di Lucca, e poi di nuovo nel 1867 per Capannori. Afflitto da una cecità progressiva, che nel 1864 appariva già grave, prese parte limitatamente ai lavori parlamentari.
Entrò invece nel 1866 nella commissione per la redazione di un codice penale del Regno d'Italia e vi svolse funzioni di rilievo.
Nel 1869 il Carrara intervenne sui progetti di codice penale del Canton Ticino. Nel 1872 preparò anche un foglio di lavoro per la Commissione sulla riforma carceraria. Nel 1974 venne sconfitto alle elezioni dall'avvocato Puccini nel collegio di Borgo a Mozzano. Nel 1876 fu nominato fu nominato senatore per XX categoria. Negli ultimi anni la cecità divenne praticamente totale, sicché il Carrara si allontanò di rado da Lucca e dalle sue case in campagna, recandosi alle lezioni pisane. Morì a Lucca il 15 Gennaio 1888.
La cucina lucchese
Semplicità, sobrietà e genuinità sono le caratteristiche della cucina Lucchese. Una cucina dove regna il senso della misura e il rispetto assoluto degli ingradienti e dei sapori naturali. E’ una cucina schietta, rustica, ma anche raffinata. Di campagna, contadina, ma anche nobile e attenta alle tradizioni culturali della Provincia. La tradizione culinaria lucchese è famosa in tutto il mondo, ma non c’e’ niente di più piacevole che consumare uno squisito pasto in una delle famose locande sparse nel nostro territorio.
Piatti tipici lucchesi possono godere di ingradienti della tradizione contadina povera come il maiale la famosa farina di neccio (castagne) dei vini raffinati e di un olio che primeggia nel mondo per qualità.
La cucina lucchese è tra le più affascinanti per gusto e appetibilità, nonostante abbia caratteristiche semplici che si ricollegano alle origini contadine della popolazione. Non bisogna tuttavia pensare di trovarsi di fronte ad una tradizione culinaria povera per ingredienti e fantasia. Tutt’altro.
Dai primi piatti preparati con la pasta fatta in casa e quindi manipolata in simpatici e gustosi manicaretti all’insegna della genuinità, capaci di soddisfare anche i palati più esigenti, ai secondi a base di coniglio e pollo ruspante. Il tutto condito con l’olio extravergine e annaffiato ovviamente con vini “doc”.
Ecco in concreto alcuni esempi, perchè no, da imparare e riproporre a casa vostra.
La Garmugia
Occorrente: (per quattro persone) - Un mazzo di cipolline fresche; mezzo etto di pancetta, un etto e mezzo di polpa di manzo macinata; quattro etti di: carciofi tagliati a fettine, punte di asparagi, piselli e fave; pane; un dado.
Come si prepara : Si fanno soffriggere le cipolline insieme alla pancetta tagliata in piccole strisce. Quindi si aggiunge la polpa macinata e si mescola il tutto per alcuni minuti. Nel frattempo occorre preparare i 400 grammi di verdure che vanno aggiunti a mano a mano continuano a rimescolare per almeno altri 15 minuti. A questo punto si deve versare nella casseruola un litro di brodo dopodiché si porta il tutto a ebollizione. Una volta amalgamati gli ingredienti, si deve far ritirare leggermente il composto. Servire poi su delle fette di pane abbrustolito.
Farro garfagnino
Cosa serve : (per quattro persone) - Tre etti di farro; tre etti di fagioli secchi borlotti, una cotica di prosciutto; una carota, due coste di sedano, un rametto di salvia; mezza cipolla; cannella; tre spicchi d’aglio; un etto di pomodori pelati; mezzo bicchiere di olio di oliva extravergine; sale e pepe.
Come si prepara : Cuocere in acqua salata i fagioli dopo averli tenuti a mollo una nottata. Aggiungere salvia, aglio e cotica. Preparare a parte un soffritto con olio, cipolla, carote e sedano, tagliati a pezzettini e poi unire pomodoro, cannella, sale e pepe. Quando i fagioli hanno raggiunto la cottura, passarli al passatutto e rimetterli quindi sul fuoco. Una volta raggiunta l’ebollizione, aggiungere il farro che in precedenza deve essere stato lavato ammollato per almeno un’ora. Cuocere per un’ora. Servire con un filo d’olio e pepe.
I tordelli
Cosa serve: Farina; una fetta di arrosto di maiale (150 grammi); una fetta di arrosto di manzo (150 grammi); una fetta di pane; tre cucchiai di parmigiano e uno di pecorino grattugiati; 6 uova; qualche foglia di pepolino; prezzemolo; sale e pepe.
Come si prepara : Questo piatto è tra i più succulenti della cucina lucchese. Per preparare i “tordelli” si comincia dal ripieno. Tritare finemente l’arrosto e il maiale, aggiungere il parmigiano e il pecorino, due uova intere, il prezzemolo tritato, le foglie di pepolino, il sale e il pepe. Gli ingredienti vanno mescolati con cura e ben amalgamati. Per la pasta, spegnere la farina necessaria per 4 uova intere e lavorare per alcuni minuti, aggiungendo un pizzico di sale. La pasta va spianata sottilissima in strisce ampie una decina di centimetri. Collocare sopra la pasta, a distanze regolari, piccole quantità del ripieno. Quindi ricoprire con il lembo della pasta ogni singolo tortello e tagliarli uno ad uno a semicerchio con un bicchiere. Cuocere quindi i tordelli in acqua salata. Scolarli dall’acqua e condire con sugo di carne e parmigiano.
Coniglio alla cacciatora
Cosa serve : un coniglio; 500 grammi di pomodori pelati; 250 grammi di olive nere; tre spicchi d’aglio; rosmarino; olio d’oliva; vino bianco; sale e pepe.
Come si prepara: Togliere la testa e le zampe al coniglio, dopodiché dividere busto, cosce e spalle in piccoli pezzi. In una casseruola far soffriggere in sei cucchiai d’olio un trito di rosmarino e aglio. Appena l’aglio inizia a imbiondire aggiungere le parti del coniglio facendole colorire. Quindi versare un bicchiere di vino, del sale e del pepe e far ritirare il tutto. Aggiungere i pomodori e attendere per circa un’ora la cottura. Dieci minuti prima di togliere dai fornelli, aggiungere le olive possibilmente snocciolate. Alla fine servire caldo con la salsa che deve essere piuttosto ristretta.
Prodotti Tipici
Lucca, come tutte le città della Toscana, ha una forte tradizione eno-gastronica. I prodotti tipici sono il frutto della cultura e della tradizione e si caratterizzano per la semplicità e genuinità di tutti gli ingredienti.Vi suggeriamo di provare: Biadina, Buccellato, Castagnaccio, Farro della garfagnana, Maccheroni e Tordelli lucchesi, Necci con la ricotta, Olio Extra Vergine di Oliva, Pappa al pomodoro, Vino delle colline Lucchesi, Zuppa alla frantoiana.
Fonti: Wikipedia, Archivio Itinera.